725 141. Aveva predicato una volta al popolo di Terni
ed il vescovo della città, mentre alla fine della predicazione
gli rivolgeva parole di elogio davanti a tutti, si espresse
così: «In questa ultima ora Dio ha illuminato
la sua Chiesa con questo uomo poverello e di nessun pregio,
semplice e senza cultura. Perciò siamo tenuti a lodare
sempre il Signore, ben sapendo che non ha fatto così
con nessun altro popolo».
Udite queste parole, il Santo accettò con incredibile
piacere che il vescovo lo avesse indicato spregevole con parole
tanto chiare, ed entrati in chiesa, si gettò ai suoi
piedi, dicendo: «In verità, signor vescovo, mi
hai fatto grande onore, perché mentre altri me lo tolgono,
tu solo hai lasciato intatto ciò che è mio.
Hai separato, voglio dire, il prezioso dal vile, da uomo prudente
come sei, dando lode a Dio e a me la mia miseria».
726 142. Non soltanto con i maggiori di lui si mostrava
umile il servo di Dio, ma anche con i pari e gli inferiori,
più disposto ad essere ammonito e corretto, che ad
ammonire gli altri.
Un giorno, montato su un asinello, perché debole e
infermo non poteva andare a piedi, attraversava il campo di
un contadino, che stava lavorando. Questi gli corse incontro
e gli chiese premuroso se fosse frate Francesco. Avendogli
risposto umilmente che era proprio lui quello che cercava:
«Guarda - disse il contadino - di essere tanto buono
quanto tutti dicono che tu sia, perché molti hanno
fiducia in te. Per questo ti esorto a non comportarti mai
diversamente da quanto si spera».
Francesco, a queste parole, scese dall'asino e, prostratosi,
davanti al contadino, più volte gli baciò i
piedi umilmente ringraziandolo che si era degnato di ammonirlo.
In conclusione, aveva raggiunto tanta celebrità da
essere ritenuto da moltissimi santo, eppure si riteneva vile
davanti a Dio e agli uomini. Non insuperbiva né della
fama né della santità, che lo distingueva, ma
neppure dei così numerosi e santi frati e figli che
gli erano stati dati come inizio della ricompensa per i suoi
meriti.